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Archivi del mese: novembre 2011


 


 

 La famiglia sveva: il cor di Federigo:

un intrigo a corte

Inf. XIII

Museo Archeologico di Lentini

9 Novembre 2011 – ore 16,30

Relatori

Prof.ssa Brunella Bruno

Prof.ssa Elisabetta Ferrarini

Saluti

  • Autorità

  • Prof.ssa Gioia Pace Presidente Comitato di Siracusa della Società Dante Alighieri

  • D.ssa Maria Musumeci Direttore Parco Archeologico di Leontinoi e delle aree archeologiche di Lentini e dei Comuni limitrofi

GARIBALDI

Performance teatrale di  

Mario Fratti

 in occasione dei festeggiamenti per il 150° anniversario
dell’Unità d’Italia

Sala Ex-Convento del Ritiro

Via Mirabella, 29  -  Siracusa

11 Novembre 2011

ore 18,30

 

 

Il 21 Ottobre 2011 la socia D.ssa Carla Siena ha tenuto per la Dante siracusana una interessantissima conferenza nella Biblioteca Eio Vittorini dell’ITC di Siracusa alla presenza di un numeroso pubblico.

  

Ne riportiamo qui in appresso il testo.

                   

I SAPORI DELLA MIA MEMORIA

  Sono nata, a metà del secolo scorso, in via SS. Coronati, in pieno quartiere “Sperduta”, nel cuore di Ortigia. Erano i  tempi in cui il collegamento tra l’isolotto e la terraferma era assicurato  dalle barche a remi nel porto piccolo: una traversata lenta e rilassante, con  il barcaiolo in piedi a fare leva sui remi, il barattolo di metallo che girava  tra i passeggeri per raccogliere – in fiducia – le poche lire che costava il servizio. Si parlava sottovoce, per non rovinare quella magica atmosfera.  Chi voleva fare presto, per evitare di  aspettare che la barca si riempisse, pagava le quote per tutti i posti disponibili;  questa modalità prendeva il nome di barca  seria, e permetteva di partire subito, con tutta la barca a disposizione.
  Nei primi anni ’60 ero quindi una bambina  ortigiana, che andava a scuola in quello che oggi si chiama Istituto  Comprensivo di Ortigia e che era anche allora ospitato in un grande edificio costituito da due ali simmetriche con un cortile al centro. La mia maestra era  Tittina Spagna Alagona, una signora dal portamento aristocratico, che ci diede  ottime basi per costruire in seguito le nostre carriere scolastiche. Le mie  compagne (le classi erano rigorosamente  a sessi separati) ed io dovevamo inerpicarci fino al terzo piano, in  cima ad una scala interminabile, per raggiungere l’aula che aveva ancora i banchi di legno in un unico pezzo per sedile e scrittoio, con le vaschette per l’inchiostro, che però non usavamo, perché avevamo tutte la penna biro. Le mie  amiche che frequentavano la classe della maestra Candido, invece, avevano i banchetti verdi con le sedioline separate, come si usano ancora oggi, e questo ci faceva sentire un po’ discriminate. A metà mattinata, durante la ricreazione, consumavamo la colazione, che per me era – nei primi anni – un  tramezzino con il formaggino, che la mamma metteva nella mia cartella avvolto  in un tovagliolino. Dopo un po’, però, questa colazione mi venne a noia, e così – visto che anche la mia amica Pinella Giacalone non gradiva la sua – ce le scambiavamo; a lei il panino con il formaggino e a me la brioche semplice (quella allungata) che il padre le comprava al bar Viola, sostando un attimo in corso Matteotti, perché loro venivano in macchina, dal momento che abitavano nella zona alta della città, ancora disseminata di ville e con pochi palazzi che cominciavano a spuntare qua e là. Quanto mi piaceva, quella brioche! Forse perché aveva il gusto della prima trasgressione. Crescendo, mi guadagnai il permesso di comprare un panino imbottito alla botteguccia che c’era di fronte al portone della palestra. Io potevo prendere il panino (una manuzza) con la provoletta, anche se avrei preferito il salame, ma  ubbidivo ai precetti materni e non sgarravo  mai.
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