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L'avv. Zappulla con Gioia Pace

Su invito del Comitato siracusano della Società Dante Alighieri presieduto dalla prof.ssa Gioia Pace, l’avv. Enzo Zappulla, commissario straordinario del teatro Massimo Bellini di Catania, in sintonia con il tema dell’anno sociale del sodalizio aretuseo, “Etica ed Economia”, ha tenuto una brillante conversazione, molto apprezzata dal folto pubblico presente, dal titolo “Far della cultura Economia”.

L’avv. Zappulla ha osservato che se i due termini potessero assumere sembianze umane, l’economia si identificherebbe con un uomo grasso, ipocondriaco e trasandato ed invece la cultura avrebbe l’aspetto leggiadro di una giovane donna affascinante ed imprevedibile, piacevole e di ideale compagnia per un lungo viaggio. Cultura ed economia sembrerebbero termini antitetici, ma in realtà, come insegna la storia, non lo sono mai stati, perché fin da Socrate e dai sofisti e ricordando Aristotele, i Romani, il Rinascimento, il Risorgimento e tutte le problematiche del secolo scorso, si deve riconoscere che non ci può essere sviluppo economico senza quello culturale, come hanno ben affermato un congresso internazionale a Stoccolma, un convegno a Firenze della Banca Mondiale ed anche una Convenzione dell’ UNESCO. Tuttavia la politica sembra ignorare tale stretto legame ed ha ritenuto spesso la cultura un lusso inutile, come ha dimostrato anche la recente campagna elettorale che ha in gran parte ignorato le tematiche culturali. Ma è proprio nei momenti di crisi economica e sociale che la cultura, riaffermando i valori di equità e giustizia, di solidarietà, di ripudio della violenza e della guerra, di salvaguardia dei diritti umani fondamentali può impedire le aberrazioni della nostra società.

Certo i rapporti tra politici, economisti e uomini di cultura non sono e non sono mai stati facili: spesso gli intellettuali sono stati asserviti al potere, come ben insegna la storia, dalle guerre di religione alle dittature del ’900, ai recenti risultati della primavera araba. Né bisogna tacere che spesso gli interessi economici si appropriano falsamente delle tematiche culturali, come sta avvenendo nei nostri territori dichiarati patrimonio dell’UNESCO, in cui tale privilegio più che alla salvaguardia del passato punta ad appropriarsene a fini speculativi. Tuttavia abbiamo il dovere di combattere perché, se il bene culturale è un capitale tangibile che genera guadagno e posti di lavoro, è anche un capitale intangibile che dà modo nell’amore per il proprio paese e le sue tradizioni di ritrovare la coesione sociale e di trasmettere alle future generazioni, attraverso la conoscenza e l’acquisizione delle virtù del passato, la capacità di creare una società diversa e dallo sviluppo sostenibile.

 Antonella Magliocco Iapichino

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