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“Tra gli attori esistono due categorie: i buoni e i cattivi”. E’ un detto lapalissiano che talvolta supera i corridoi dei camerini teatrali e approda persino alle ribalte televisive. Ben oltre la drastica definizione, il mestiere di teatrante è in effetti intessuto e formato da basilari comportamenti: il talento, la sensibilità, l’intelligenza, lo spirito di sacrificio, l’adattabilità.

Ne ha data una misura esauriente l’attrice Rita Abela, applaudita protagonista di una brillante conversazione tenuta per i Soci della Dante Alighieri di Siracusa presieduta da Gioia Pace. Il tema verteva su “La memoria, strumento dell’attore“. Rita Abela ha spiegato gli inediti particolari del back-stage, cioè quello che lo spettatore a teatro non sa che esista, il modo in cui, dalla prima lettura del copione, l’attore perviene a quel meraviglioso artifizio che è la finzione interpretativa sul palcoscenico.

“Quello che noi facciamo – detto Rita Abela – è come un fuoco fatuo, che dura e si consuma durante la recitazione. L’attore dà vita ad un personaggio che gli appartiene in scena, e al quale conferisce verosimiglianza. Come? Facendo ricorso alla memoria. Non soltanto per le battute da pronunciare, ma soprattutto attingendo alla personale memoria di vita, agli accadimenti della propria esistenza”.

E’ questo il nucleo centrale del mestiere dell’attore, dunque, Rita Abela, che è anche una assidua cultrice dell’arte dell’apprendere, possiede nozioni basilari che la portano devotamente sino a Stanislavskij per quella ricerca della verità con cui dar linfa al personaggio. Ed ha anche spiegato la funzione scientifica dell’ipotalamo, perché ognuno di noi ricorda alcune cose ed altre no. Accade anche che in una scena l’attore inopinatamente incappi in un vuoto di memoria: momenti terribili che il malcapitato deve sapere padroneggiare. Rita Abela ha raccontato di attori che, in preda al panico, fuggono tra le quinte, e di chi invece, mantenendo una indispensabile calma, ricorre al trucco della “supercazzola” farfugliando cioè velocemente e surrogando la parola che non ricorda. Rita Abela, siracusana doc, è sbocciata all’arte scenica con il gruppo amatoriale di Sebastiano Rabbito ed è poi passata al professionismo con l’INDA. In questo periodo fa parte del cast de “Le comari di Windsor” con un trascinante Leo Gullotta. Una’altra eccellente occasione di cultura alla “Dante Alighieri” di Siracusa.

                                                                                                                                                                                                           Aldo Formosa

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