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Il territorio circostante Siracusa
Il percorso artistico e culturale
La “civiltà delle cave”

Nelle “cave”, luoghi isolati e difesi in modo naturale, si possono rinvenire fitte tracce di un’antica presenza umana, che qui costruì un insediamento originale e un’attività economica evoluta: segni di abitazioni scavate nelle pareti del solco vallivo, raggruppate o sparse, quasi a formare un’originaria rete urbana. Si tratta di veri e propri villaggi trogloditici o di dimore isolate, spesso in posizione di arroccamento, di sepolcreti ipogei o posti allo scoperto.

Le manifestazioni più esemplari di questi antichissimi segni di civiltà sono contenute in alcune grotte cosiddette ‘a forno’, risalenti al primo periodo dell’età del Bronzo.

In queste costruzioni si possono leggere, in una visione stratificata ma unitaria, vicende sociali, politiche e religiose che attestano un’intensa vita di comunità montano rurali.

La civiltà greco romana

Se la civiltà delle origini è rupestre e appartiene all’entroterra, la colonizzazione greca preferisce invece la pianura e la costa come terreno più favorevole al suo sviluppo.
L’ellenizzazione della Sicilia sud orientale, infatti, si esercita in modo più accentuato lungo le coste, mentre l’entroterra (Leontinoi, Akrai), dal quale vengono progressivamente scacciati i Siculi, viene utilizzato per postazioni con funzione di controllo sull’area interna.
Le città fondate dai Greci in Sicilia acquistano progressivamente potenza e ricchezza, fino a raggiungere il massimo splendore politico e culturale nel V secolo: in quel periodo, si assiste a un intenso fiorire di santuari e templi grandiosi, sfarzosamente rivestiti di marmi e impreziositi di sculture. Splendide le latomie, cave di pietra che, a partire dal III secolo a.C., divennero luoghi di culto a Siracusa e a Palazzolo Acreide; la tomba di Archimede a Siracusa; le colonne del grande Olympieion di Siracusa; il tempio dorico di Apollo in Ortigia, che con i suoi stretti e tortuosi viali ricalca la matrice greca del nuovo impianto urbanistico. E poi ancora l’Athenaion, originariamente posto su un antico santuario, colmo di opere d’arte e di oggetti preziosi; e la fonte Aretusa, posta alla punta estrema di Ortigia, dove crescono rigogliose piante di papiro.
Con l’Ellenismo, IV-III secolo a.C., urbanistica e arte si adeguano ai nuovi canoni, caratterizzati da una maggiore libertà compositiva e dalla diffusione di teatri e case sontuose.
Chi desidera inoltrarsi in questa civiltà non può perdere la visita del Teatro greco di Palazzolo Acreide (l’antica Akrai), che possiede una cavea con 12 gradini e una insolita scena semicircolare, e dei Santoni di Santicello, sculture rupestri relative al culto di Cibele.

Lungo la costa a sud di Siracusa, in una zona ormai soffocata dalle industrie, sono i resti di Megara Hyblaea, la colonia del megaresi fondata quasi contemporaneamente a Siracusa. La città godette di una certa autonomia in periodo arcaico, ma nel V secolo a.C., al tempo del tiranno Gelone II, entrò nella sfera di influenza di Siracusa e perse importanza, tanto che gli autori dell’epoca la descrivono come abbandonata. In breve tempo ripopolata, Megara Hyblaea venne fortificata in epoca ellenistica; a quel periodo risalgono i maggiori monumenti del sito, tra cui la cinta muraria, alcuni notevoli edifici dell’agorà, le Terme e un santuario, probabilmente dedicato ad Afrodite. Proseguendo lungo la costa ionica verso Capo Passero, si raggiungono le rovine di Eloro, l’antica “Heloros”, fondata tra l’VIII e il VII secolo a.C. Per quanto si abbiano poche notizie, si trattava probabilmente di un centro importante e assai frequentato, data la presenza di numerosi edifici di età classica ed ellenistica, tra cui il tempio di Asclepion e il santuario di Demetra e Kore, citato dalle fonti storiche. Anche Noto nella sua parte antica conserva rovine elleniche e così pure Lentini. Nella zona di Priolo, a circa km 12 a nord di Siracusa, sorgeva l’antica “Thapsos”, una delle più interessanti testimonianze della protostoria. Gli scavi hanno portato alla luce i resti del grande centro. Ma per quanto posta ai confini dell’Ellade, è Siracusa la sede e il cuore delta Grecia classica, il centro da cui si irradia una civiltà grandiosa. Posta tra due baie, il Porto Grande e il Porto Piccolo, fornita di abbondante acqua dolce e di fertili terre, protetta alle spalle da una barriera rocciosa, sembrò questo ai colonizzatori il luogo naturale dell’insediamento greco in Sicilia. Il primo quartiere nasce sull’isolotto di Ortigia, costruito secondo un impianto urbano”per stringas” con incroci ortogonali di assi stradali regolari, ancora oggi leggibili nel tessuto della città vecchia.
Nell’età greca Siracusa diventerà una “pentàpoli”, città vastissima che continuerà a espandersi per far fronte alle masse di popolazioni immigrate, volontariamente o per forza: nascono così i quartieri di Acradina, Tyche e Neàpoli, e successivamente la fortificazione di Epipoli.
Sono molti i tesori nascosti nel territorio urbano. A Ortigia sono i resti del tempio di Apollo: due colonne e altri pochi elementi di quello che è considerato il più antico tempio dorico dell’Occidente greco, risalente agli inizi del VI secolo a.C.
A circa km 8 dal centro della città sorge il Castello Eurialo; costruito all’inizio del IV secolo a.C. da Dionisio, costituisce un gioiello di ingegneria militare per la sua posizione strategica e per la sua struttura esterna e interna.
Il Teatro greco è sicuramente la massima espressione di architettura teatrale greca giunta sino a noi e servirà da modello per la costruzione di molti altri teatri siciliani.
Tra i luoghi più suggestivi è poi la fonte Aretusa, millenaria sorgente di acqua dolce, popolata di anatre, pesci e papiri. Ma per apprezzare la complessità della cultura e dell’arte greca bisogna visitare il Museo archeologico regionale di Siracusa, considerato uno dei più ricchi e più importanti del mondo. Il trapasso dalla grandezza greca a quella romana è ancora visibile nel Foro, che sorge sul luogo della vecchia agorà ellenistica, e nell’Anfiteatro, decorato da iscrizioni.

Dal Cristianesimo al Rinascimento

La manifestazione più evidente delle prime presenze di cristiani nel siracusano è la ricca testimonianza di catacombe. Le più antiche dimostrano una certa regolarità nella disposizione dei loculi alle pareti e nella pianta dei corridoi; successivamente esse si arricchiranno di dipinti, cromatismi e decorazioni mentre l’intrico dei cunicoli diventerà più fitto e irregolare. Un’attiva circolazione di idee e di maestranze bizantine è attestata dai molti frammenti architettonici e scultorei.
La dominazione araba fu più accentuata nell’area occidentale della Sicilia, sicché Siracusa non presenta tracce visibili di questo suo passato, se non in qualche quartiere antico di Ortigia (Giudecca).La lenta restaurazione iniziata con i Normanni (ai quali si devono le basiliche di S. Tommaso e di S. Nicolò dei Cordari) raggiunge il suo massimo sviluppo con Federico II di Svevia, a opera del quale vengono innalzati il piccolo ma suggestivo palazzo Bellomo, vari edifici minori nella città e nel contado e, perfetta pienezza di volumi, la geometrica mole del Castello Maniace, posto a guardia del Porto Grande. La breve parentesi angioina si chiude senza lasciare tracce apprezzabili, per far posto alla leggiadra fantasia aragonese, della quale i palazzi Chiaramonte e Mergulese Montalto sono gli esempi più significativi. Provvedimenti legislativi incoraggiarono una vasta attività edilizia: gli attuali palazzi della Banca d’Italia, Gargallo, Lanza, delle Orsoline, Rizza e Zappata sono il frutto di questo fervore.
Nella pittura, la formazione degli artisti della scuola siracusana del primo periodo del ’400, dal Maestro del polittico di S. Maria al Maestro del retablo di S. Lorenzo, s’apparenta con le esperienze valenziane e barcellonesi. Intanto il gusto gotico, ancora esile e minuto ma predominante nell’architettura e nella pittura, cede il passo lentamente a una cultura rinascimentale documentata dalle tavole del siracusano Marco di Costanzo e da quelle di Alessandro Padovano e di Giovanni Trevisano. Già pienamente rinascimentale è la Madonna col Bambino dell’Arcivescovado, di forme antonelliane.
Non molto diversa è la vicenda della scultura, il cui sviluppo in senso rinascimentale viene propiziato da Domenico Gagini, proseguito dal figlio Antonello e concluso, prima delle forme manieristiche, da numerosi epigoni che si esercitavano nelle chiese cittadine.
Il tardorinascimento si esprimerà ancora nell’opera di due capimastri del tempo, Andrea e Giovanni Vermexio, autore il primo del Palazzo Arcivescovile, il secondo del Palazzo del Senato, dalla mole armoniosa ed equilibrata.

L’arte e la cultura barocca

Il sisma che alla fine del ’600 si abbatté, violento e distruttivo, nel Val di Noto, segna una svolta non solo nel modello insediativo siciliano ma nella cultura tutta. Si assiste alla ricostruzione delle città rase al suolo e all’edificazione di nuovi centri, a cui la splendida fioritura della cultura barocca darà carattere omogeneo.
L’opera di ricostruzione sarà improntata a un marcato rinnovamento urbano architettonico, che rappresenta una rottura rispetto al passato.
I centri urbani della Sicilia orientale, infatti, erano stati edificati secondo classici schemi medievali con il contributo di tecnici militari, architetti stranieri e tecnici gesuiti. Gli antichi centri urbani riecheggiavano elementi architettonici catalano mediterranei, di provenienza spagnola, assetti urbanistici chiusi o bloccati, di ispirazione difensivistico-militare o, infine, l’antica struttura conventuale. In buona sostanza la realtà urbano architettonica antecedente al terremoto rispondeva a un assetto socio politico dove erano preminenti i ceti nobiliari, militari ed ecclesiastici. Dominava, infatti, il tema celebrativo del potere regio, ecclesiastico e nobiliare. L’opera di ricostruzione, invece, guidata da un intreccio di ceti feudali, ceti emergenti (come i massari) e un nuovo clero, finirà per proiettare un nuovo spazio urbano che provocherà dure reazioni nella parte più retriva dell’aristocrazia feudale, ancorata al vecchio modello urbano.
Ricostruendo i nuovi centri all’insegna dell’arte e dell’architettura barocca, questa parte della Sicilia si colloca in una posizione assai dinamica e viva nel panorama della cultura urbanistica e architettonica europea.
Il barocco della Sicilia sud orientale sfrutta anzitutto l’effetto di dislivello del paesaggio urbano: le facciate del palazzi e delle chiese si presentano come quinte di una fastosa scenografia, con ricche decorazioni che si prestano a capricciosi giochi di luce, dove si esprime un’incontenibile esplosione di vita. Il gusto esuberante si manifesta poi nei fioriti intagli, nelle rappresentazioni di cherubini, nell’insistenza del tema delle meduse. Nell’incrocio degli assi viari maggiori, nella prevalenza del nuovi edifici rispetto a quelli del preesistente tessuto urbano medievale, nell’organizzazione degli spazi interni ed esterni, in quel “protendersi” all’esterno della città, travalicandone le mura e collegandola idealmente al territorio, si fissavano i confini di un nuovo spazio dove l’evento di natura architettonica s’iscriveva in un’operazione e in un progetto urbanistico di cultura e ideali, che preludono alla modernità.
Molti centri dell’area siracusana (Avola, Buccheri, Palazzolo Acreide, Sortino, Augusta, Siracusa), ricostruiti o riadattati dopo il terremoto, presentano testimonianze barocche. Ma è forse Noto che compendia tutti gli elementi dell’arte e dell’architettura barocche. Vero gioiello urbano con il suo immenso scenario in cui chiese o edifici monumentali sfruttano il naturale pendio, Noto, lungo un percorso che si snoda attorno alla Cattedrale, al Municipio e a diverse chiese, si dispone con un impeccabile e accattivante gusto scenografico

Siracusa nel Ventunesimo Secolo

Siracusa da quasi un secolo è l’alfiere della rinascita della cultura classica: Il Teatro Greco richiama infatti ogni anno decine di migliaia di spettatori per rinnovare il rito del teatro con la rappresentazione delle più famose tragedie e commedie dell’antichità spesso riadattate e rivisitate, ma per ciò stesso avvenimento di grandissimo richiamo e interesse culturale. Il mondo greco è oggetto di studio anche attraverso altre istituzioni: l’Istituto del dramma antico, che cura l’attività rappresentativa, e il Museo Archeologico che raccoglie circa 18 000 reperti.
Da qualche decennio a questa parte, inoltre, palazzo Bellomo accoglie le pregevoli opere d’arte medievale e moderna della Galleria regionale, e fra queste alcune di straordinario valore come l’Annunciazione di Antonello da Messina e il Seppellimento di S. Lucia del Caravaggio.
Non minor interesse di studio suscita la realtà più umile della storia siracusana: a Palazzolo Acrèide è la Casa Museo di Antonino Uccello (1922 79), poeta, insegnante e studioso del folclore e delle tradizioni iblee, che volle radunare all’interno di un vasto edificio gli ambienti della masseria siracusana e gli aspetti più significativi della cultura materiale locale.
In anni recenti si è assistito a una rapida crescita culturale, di strutture e infrastrutture, private e pubbliche, destinate a innalzare la qualità della vita civile di questa parte della Sicilia, il cui punto di maggiore approdo è stata la recente istituzione della Facoltà di Architettura e Beni Culturali a Siracusa.
La rinascita economica del territorio, che ne ha fatto uno dei poli di maggior concentrazione industriale della Sicilia e del Mezzogiorno, ha assegnato a Siracusa un ruolo primario anche nel processo di modernizzazione della Sicilia urbana. Allo stesso tempo punto di raccordo funzionale di tutta l’area sud della costa orientale e centro rinascita culturale.

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Il percorso artistico e culturale del territorio di Siracusa

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