IL “CASO” PASOLINI

Evento conclusivo, per l’anno sociale 21-22, delle attività del Comitato Dante Alighieri di Siracusa, che giorno 3 giugno nell’Auditorium del Museo Archeologico Paolo Orsi ha visto il succedersi di numerosi ospiti e momenti letterari, musicali e artistici. Tanti i ringraziamenti, rivolti dalla Presidente professoressa Maria Teresa Mangano, al direttivo della Dante, al Professore Massimo Onofri, docente di letteratura italiana contemporanea e critica letteraria presso l’Università di Sassari, che ha intrattenuto i presenti sul “Caso Pasolini”, al Direttore del Parco Archeologico Arch Staffile, alla Dott.ssa Monterosso, la Dottoressa Genovese, in rappresentanza del questore Benedetto Sanna, alla Big Band del Liceo Tommaso Gargallo che si è esibita con una serie di rivisitazioni jazz, agli alunni che hanno creato i loro lavori grafico pittorici in occasione del Concorso “Dante e i Miti tebani”, la cui premiazione si è svolta durante il Dantedì, agli studenti stranieri della Dante Alighieri che si sono esibiti nella performance “Voci di Donne” tratta da “Le Beatrici” di Stefano Benni, e ad un gruppo di profughi ucraini che stanno seguendo un Progetto di alfabetizzazione linguistica, voluto fortemente dalla DA nazionale.
Per parlare di Pasolini, il professore Onofri è partito dall’opera di Oreste Macrì, ispanista vicino agli Ermetici negli anni ‘30, che nella sua opera “Teoria delle generazioni”, pubblicata a metà degli Anni ’50, ha realizzato il tentativo di superare lo Storicismo in una chiave di lettura della Storia generazionale, cioè impostando lo studio della Letteratura attraverso le Biografie Parallele, novello Plutarco.
E dunque partendo dalla domanda di chi siano i coetanei di Pasolini e di come la questione dell’analisi della sua opera si carichi sempre di ideologia, ha presentato una serie di confronti, tra D’Annunzio e Pasolini, di come il secondo abbia lavorato tutta la vita per estetizzare la sua esistenza esattamente come il poeta vate, tra Pirandello la cui dialettalità era un’operazione in opposizione alla politica fascista della Nazionalità, e Pasolini per il quale la dialettalità dei personaggi era orgogliosamente manifestata e centrale nella composizione. Onofri ha operato diversi parallelismi anche con Bufalino, del quale ha sottolineato la non ideologia, il suo essere non politico e il sentire la sua come una Missione, poiché per lo scrittore di Comiso “l’autore è come un piccione viaggiatore che porta sotto l’ala un messaggio che ignora”. Portando poi l’accento su Sciascia, ha sottolineato come questi non nascondesse Il suo disagio nell’analisi delle opere di Pasolini a causa della sua omosessualità, e su Attilio Bertolucci, la cui raccolta “La camera da letto” è in piccolo una Storia d’Italia e che Onofri accomuna come radici al poeta bolognese. E nell’ambito di un’opera globale che celebrava il sottoproletariato al quale conferiva dignità, ad avallare il Caso Pasolini e la sua difficile classificazione, nel 1968 egli pubblica un romanzo centrato sulla borghesia, “Teorema”, nel quale viene rappresentata la borghesia inetta, indifferente e opprimente, un romanzo che appare quasi come una vendetta nei confronti di quella classe. E in questa lucida analisi Onofri conferma come dietro “Le ceneri di Gramsci” di Pasolini ci siano autori tra cui Pavese, Whitman e Foscolo, e come quest’opera pasoliniana sia un vero e proprio carme sepolcrale, con una versificazione lunga, da 14 sillabe, elemento da essi mutuato, che prende il suo avvio dalla figura marmorea di Ilaria del Carretto, la cui menzione nell’opera, secondo Onofri, rappresenta una sontuosa necrofilia.
Tutta l’opera pasoliniana non mostra univocità di lettura, mostra altresì che, in definitiva, le storie degli uomini sono complesse, individuali e vi sono vili ed eroi di continuo, e Pasolini è stato all’interno di questo crogiuolo della Storia d’Italia, vissuta tutta come testimone. Ricordare oggi Pasolini significa ricordare un intellettuale con la I maiuscola, uno di quelli che da un dettaglio sapevano ricostruire un Mondo.
In conclusione la Big Band del Liceo Gargallo ha coinvolto tutta la Sala nell’esecuzione del Brano “La Felicità “, canzone fresca in stile pop-swing, che ha visto la partecipazione corale di tutti gli studenti italiani e stranieri. La musica unisce e ci dimostra, più di ogni pensiero, l’universalità del suo linguaggio.