UOMINI, DONNE E BAMBINI NELLA SICILIA DURANTE LA GRANDE GUERRA

“Donne che avete intelletto d’amore”, così la Presidente del Comitato Dante Alighieri di Siracusa, Professoressa Mariateresa Mangano esordisce citando le parole di Dante nella Vita Nova, per celebrare le donne nel giorno dell’8 marzo, per celebrarne la forza contro gli stereotipi arcaici che le vogliono sesso debole, le donne che reclamano istruzione in Iran, le donne che rivendicano pace in Ucraina e ovunque nel mondo. L’occasione è stata data dalla presentazione, al Grande Albergo Alfeo, del libro “Uomini, donne e bambini in Sicilia durante la Grande Guerra”, di Rosa Savarino edito da Morrone. Un vasto affresco sulla storia non ufficiale della grande guerra, data da mille storie private che ne hanno descritto lo scenario, la storia di civili che hanno sostenuto questa parte di Sicilia durante il conflitto, quando gli uomini erano al fronte. Una Sicilia che comincia a essere davvero tutt’uno con l’Italia, nel suo sostenere il conflitto con i suoi figli mandati al fronte, e con i bambini che a scuola cominciano a essere istruiti su ciò che è la Patria. Un lavoro certosino, quello della Savarino, basato su una pluralita’ di fonti: lettere, testi, sussidiari, illustrazioni che mostrano come tutto fosse teso a compattare il popolo italiano in questo sforzo bellico. È stata Sottolineata anche la nascita del Comitato Dante Alighieri di Noto che, dal 1904, ha avuto un ruolo fondamentale nell’assistenza, anche primaria, di chi era rimasto, e di chi andò in guerra, nonché di centro culturale, grazie anche all’iniziativa di Tecla Navarra Masi una docente di lettere, che tenne in quel periodo una serie di conferenze a Noto sull’importanza della figura femminile in quegli anni.

Complementare è anche il riferimento all’economia di questa parte della Sicilia, che supportava i propri soldati al fronte settentrionale con l’avvio di una vera e propria attività industriale di inscatolamento ittico che poi avrebbe continuato la sua tradizione fino ai giorni nostri.

A dialogare con l’autrice  il professore  Salvo Santuccio, Presidente della sezione siracusana dell’Associazione Nazionale di Storia Patria che ha curato la prefazione del libro e   con la sua appassionata comunicativa ha evidenziato alcuni passaggi emotivamente significativi come la lettera del dottore Michelangelo Pantano di Palazzolo, inviato al fronte, che raccontava di come gli fosse stata fatta una profilassi anti tifo con iniezioni estremamente dolorose, un racconto che pone l’accento sull’innovazione medica e sull’arrivo di nuove terapie durante la grande guerra. Ospite alla conferenza anche il giornalista Salvo Sorbello, che ha richiamato ricordi personali. Pubblico attento e mimose finali, con la promessa da parte della professoressa Savarino di ritornare sulla figura di Tecla Navarra Masi.