LA SETTIMANA DEL XXV PREMIO VITTORINI 2026
Anche quest’anno Elio Vittorini potrebbe sentirsi soddisfatto di come la sua figura è stata ricordata nella sua città, cosa non facile, visto che la memoria è sempre labile e va rinforzata.
È stata una settimana intensa, ricca di incontri, riflessioni, immagini e parole quella, appena trascorsa, nel segno di Elio Vittorini, in occasione della XXV edizione del Premio Letterario a lui dedicato. Anche quest’anno, evento nato dall’indefessa dedizione ed energia di Enzo Papa e Aldo Mantineo e anche quest’anno il Comitato Dante Alighieri presente a supporto. Un evento, lungo una settimana, che ha attraversato la vita, l’opera e il pensiero dello scrittore siracusano, intrecciandoli con l’arte, la storia e il dibattito culturale del Novecento, fino alla proclamazione della vincitrice, Erica Donzella, autrice di “Non offendere” (Kalòs).
La settimana vittoriniana, si è aperta lunedì con un incontro sul rapporto tra Elio Vittorini e Renato Guttuso, due figure profondamente legate dall’esperienza antifascista e da un’importante stagione culturale. Enzo Papa ha presentato la relazione tra i due artisti siciliani attraverso il suo saggio “Vittorini, Guttuso e Conversazione illustrata”, realizzato anche con il contributo della Dante di Siracusa. Nel gennaio del 1938 i due condivisero anche una stanza, vivendo in condizioni economiche difficili e partecipando all’ambiente delle riviste letterarie e artistiche dell’epoca.
Pur condividendo l’opposizione al fascismo, Vittorini e Guttuso svilupparono concezioni diverse del rapporto tra arte e politica. Vittorini difendeva l’idea di un’arte libera, non subordinata neppure a un partito; Guttuso, invece, riteneva che l’arte dovesse aderire alla realtà e alla vita della gente, assumendo anche una funzione politica e sociale.
Un confronto particolarmente significativo alla luce di Conversazione in Sicilia, pubblicato nel 1941 e considerato da Vittorini il proprio capolavoro. Il viaggio di Silvestro verso la Sicilia diventa infatti un viaggio simbolico, in una terra che può rappresentare non soltanto la Sicilia reale, ma qualsiasi luogo attraversato dall’ingiustizia e dalla sofferenza.
Proprio Conversazione in Sicilia avrebbe dovuto essere accompagnato dalle illustrazioni di Guttuso. L’artista iniziò a realizzare una serie di disegni, ma il progetto non giunse alla pubblicazione e il rapporto tra i due si interruppe anche a causa della guerra. Quei disegni, rimasti a lungo poco conosciuti, sono oggi riemersi e costituiscono una straordinaria chiave di lettura dell’opera vittoriniana.
I sedici disegni presentati nel corso dell’incontro, accompagnati dalle interpretazioni di Enzo Papa, restituiscono infatti una Conversazione ulteriore: un’interpretazione per immagini che accentua la dimensione della denuncia, compresa quella legata alla questione meridionale.
Il recupero di questo materiale apre così una domanda affascinante: quanto avrebbero aggiunto le illustrazioni di Guttuso a Conversazione in Sicilia se fossero state pubblicate insieme al testo? Una domanda che restituisce ancora una volta la straordinaria vitalità di un’opera capace, a distanza di decenni, di generare nuove letture.
Il tema della memoria e della riscoperta è proseguito con l’inaugurazione della mostra filatelica dedicata a Vittorini, nel sessantesimo anniversario della sua morte.
La settimana è poi entrata nel vivo con “Il processo a Vittorini”, appuntamento ormai caratterizzante del Premio, che quest’anno ha proposto Il caso di Conversazione illustrata. Un confronto che ha riportato al centro il rapporto tra letteratura, arti visive e interpretazione, proprio a partire dal particolare progetto che aveva unito Vittorini e Guttuso.
All’Urban Center sono state quindi presentate le opere finaliste della XXV edizione. Una terna tutta al femminile composta da Erica Donzella, con Non offendere, Rosa Matteucci, con Cartagloria, e Nadeesha Uyangoda, con Acqua sporca. Accanto a loro, Anna Mallamo, alla quale era stato assegnato il Premio per la sezione Opera Prima per Col buio me la vedo io. In quell’occasione tutte e quattro le finaliste sono state intervistate, per permettere al lettore di addentrarsi ancora di più nello spirito creativo delle autrici.
Infine, sabato sera, nella suggestiva cornice dell’Antico Mercato di Ortigia, il XXV Premio Letterario Nazionale Elio Vittorini è stato assegnato a Erica Donzella per Non offendere.
Il romanzo, ambientato nella Catania degli anni Settanta, racconta una storia d’amore ostacolata dalla violenza, dal pregiudizio e da una società incapace di accettare la diversità. Una vicenda profondamente siciliana, ma capace di parlare di temi universali: l’amore, l’identità, la memoria, la violenza e la possibilità del perdono. La stessa autrice ha definito la letteratura uno strumento per attraversare il dolore e cercare domande là dove le risposte restano incomplete.
Ma a rendere ancora più intensa la serata è stata soprattutto l’emozione di Erica Donzella nel momento della proclamazione. La scrittrice, visibilmente commossa, ha ricevuto il premio portando con sé un dolore molto recente: la perdita della madre, alla quale ha dedicato quel riconoscimento.
Una dedica che ha dato alla vittoria un significato intimo e profondissimo. La madre, scomparsa da poco, è stata ricordata come una presenza fondamentale, un perno di sostegno nella vita dell’autrice. Non vanno dimenticate anche le letture “interpretate” di due allievi dell’Accademia giovanile dell’INDA, vero serbatoio di talento da preservare.
A condurre la serata Aldo Mantineo ed Enzo Papa e la presenza particolarmente significativa di Stefano Vittorini, nipote dello scrittore, presente inoltre l’editore indipendente Florindo Rubbettino, premiato per la sua attività e Antonio Di Grado, Presidente della commissione giudicatrice.
Così, attraverso incontri, mostre, riflessioni, libri e testimonianze, la XXV edizione del Premio ha costruito una vera e propria settimana dedicata a Vittorini: non una semplice celebrazione, ma un’occasione per tornare ad interrogare la sua opera e il suo tempo, mettendoli in dialogo con la letteratura contemporanea.
E forse è proprio questo il senso più autentico di una manifestazione come il Premio Vittorini: far dialogare la memoria con le voci del presente. Dal rapporto tra Vittorini e Guttuso alle nuove scritture, dalla Conversazione in Sicilia a Non offendere, dalla memoria del Novecento agli scrittori che raccontano La Sicilia di oggi.
Il Comitato Dante Alighieri di Siracusa, tra gli enti che hanno sostenuto l’iniziativa, ha condiviso questo percorso nel segno della valorizzazione della cultura e della letteratura, contribuendo a mantenere vivo quel dialogo tra passato e contemporaneità che rappresenta uno degli elementi più significativi del Premio.
