Nell’officina del “Gattopardo”- Sguardo sull’opera di Tomasi di Lampedusa

Nell’officina del “Gattopardo”- Sguardo sull’opera di Tomasi di Lampedusa
Il Comitato Dante Alighieri di Siracusa, con il comune impegno della Fidapa sez. di Siracusa, ha ospitato all’ Urban Center di Siracusa il secondo appuntamento con la scrittura di autori siciliani del Novecento. Dopo Sciascia, è stata la volta di un dialogo dedicato a Giuseppe Tomasi di Lampedusa e al suo Gattopardo, tra Nunzio Bellassai, Dottorando in Letteratura italiana contemporanea presso l’Università Sapienza di Roma e l’Université Sorbonne Nouvelle di Parigi, che ha moderato l’incontro e Giuseppe d’Angelo, Dottorando all’Università di Palermo, con la partecipazione di Domenica Perrone, professoressa di Letteratura italiana contemporanea all’Università di Palermo e Presidente della Società Dante Alighieri di Palermo. Dopo i saluti della Prof.ssa Lucia Barcio, per la sez Siracusa della Fidapa, come sottolineato dalla Presidente del Comitato, prof.ssa Maria Teresa Mangano, si è trattato di un’occasione per tornare su un romanzo centrale del Novecento italiano, legato alla nostra Sicilia e circondato fin da subito da polemiche critiche e da un successo di pubblico fuori dall’ordinario.
Per il Prof. Bellassai, la letteratura degli anni 50 andava nella direzione dell’impegno politico, ed è questo lo scenario in cui si inserisce Tomasi e, forse, è anche per questo che il suo descrivere quello spaccato di società del secolo passato, appare anacronistico e non rispondente alla corrente tipologia di produzione letteraria. La Prof.ssa Perrone, rimarca che leggere il Gattopardo, oggi, è la concessione della gioia del leggere e del rileggere, facendo intervenire la maturità personale tra una lettura e l’altra. Riferendosi a Sciascia a proposito del suo vedere Il Gattopardo, questi lo taccia di conservatorismo e di astoricità, ma a ben vedere questi rilievi critici non trovano corrispondenza nello spaccato di società illustrata da Tomasi di Lampedusa. Aggiunge inoltre Bellassai che analizzando il quadro cronologico relativo alla vita di Tomasi dal 1943, anno in cui viene bombardata e distrutta la casa di famiglia, si evidenzia come, da quell’episodio, l’autore del Gattopardo riesca a riemergere solo negli anni successivi. Uomo coltissimo, sblocca solo nel 1954 il desiderio di scrittura, poiché, come soleva dire Stendhal, ad una certa età occorre scrivere diari, e forse anche per questo nel 55 intreccia alla stesura del romanzo, un altro scritto relativo ai suoi ricordi di infanzia. L’intervento di Giuseppe D’Angelo è stato incentrato sulla diversa ricezione del romanzo tra l’Italia, inquadrato in una cornice fortemente ideologizzata e la Francia per esempio, dove è stato accolto molto positivamente. Interessante anche l’intervento sulla presenza nel romanzo di numerose ekprhasis, la descrizione verbale di un’opera d’arte visiva all’interno di un testo letterario, che conferiscono alla scrittura una pregnanza visuale che raggiunge il suo acme nel momento in cui Don Fabrizio contempla e riflette sulla copia de La morte del Giusto di Greuze. Da segnalare anche l’intervento di Enzo Papa, sulla visione dolorosa e dolente dello scrittore non solo determinata, come ha detto la Perrone dalla perdita della casa natale, ma da lutti e drammi subiti nella sua famiglia d’origine.