“OFFRIRE LA VITA, ACCOMPAGNARE LA MORTE: ANTIGONE E ALCESTI”
“Offrire la vita, accompagnare la morte”: un titolo intenso e profondamente evocativo per la conferenza tenuta il 19 maggio presso il Salone Baranzini del Santuario di Siracusa, organizzata dal Comitato Dante Alighieri e affidata alla Prof.ssa Donatella Puliga, docente di Mitologia classica e Lingua e Letteratura latina presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Siena e responsabile del Laboratorio di ricerca sulla didattica dell’antico e sulla permanenza dei moduli classici nella società contemporanea, nella letteratura e nell’arte. A presentare la relatrice è stata la Presidente della Dante Alighieri della nostra città, la prof.ssa Mariateresa Mangano, che ha definito Puliga “una delle voci più autorevoli nel dialogo tra cultura classica e presente”, sottolineando il piacere di accoglierla nuovamente in città.
Nel corso dell’incontro, la studiosa ha guidato il pubblico in una riflessione sulle figure di Antigone e Alcesti, due eroine tragiche accomunate dalla capacità di rispondere alla vulnerabilità dell’altro attraverso un estremo atto di esposizione di sé. Il mito, nella lettura proposta da Puliga, si intreccia così alle grandi questioni socio-politiche e bioetiche del presente, trasformando il femminile in emblema di resistenza e cura.
La docente ha posto al centro del suo intervento quella che ha definito una “ontologia della precarietà”, ricordando come nel mondo antico la morte fosse un atto pubblico e come proprio le donne avessero il compito di mediare tra il regno dei vivi e quello dei morti. “Un corpo non sepolto”, ha spiegato, “non veniva ammesso nel regno della morte e, vagabondando, metteva in pericolo il mondo dei vivi”.
In questo orizzonte emerge la figura di Antigone, segnata da una genealogia dominata dal caos. È lei a “ricomporre la frattura prodotta dalla morte”, offrendo al cadavere del fratello Polinice la dignità della sepoltura contro il divieto di Creonte, che vorrebbe cancellarlo dalla memoria sociale, riducendolo a “cibo per cani e uccelli”. Antigone vede invece nel fratello “l’inerme assoluto che chiama alla responsabilità”, tanto da poter essere considerata, secondo Puliga, la prima paladina dei diritti umani, perché reclama il diritto alla sepoltura anche per chi è stato dichiarato nemico del potere.
La sua riflessione si estende fino al presente: dalle madri dei desaparecidos argentini alle donne ucraine impegnate a identificare i cadaveri nelle fosse comuni di Bucha, Irpin e Izjum, “Antigoni inconsapevoli” che sottraggono i corpi all’oblio. “Esiste un limite oltre il quale un essere umano non merita più la pietas?”, si è chiesta la relatrice. La risposta di Antigone è netta: no. Ogni corpo attende lo sguardo dell’altro, per non essere ridotto a cosa e rivendica il diritto a essere pianto pubblicamente.
Se Antigone accompagna la morte, Alcesti offre invece la vita. Nel dramma di Euripide la donna sceglie di morire al posto del marito Admeto, appropriandosi della gloria dell’eroe guerriero e trasformando l’uomo in una figura fragile e lamentosa. Il mito dialoga così con temi attualissimi della bioetica, dal trapianto degli organi al dono gratuito di sé per salvare un’altra esistenza.
Puliga ha ricordato come anche oggi il “modulo di Alcesti” viva nelle donne che, nei territori di guerra come Gaza e Sudan, rinunciano al cibo per i figli, organizzano reti di cura e custodiscono la memoria degli abusi. Tuttavia, la cura non deve coincidere con il sacrificio imposto al femminile, ma diventare una responsabilità condivisa. Antigone e Alcesti, ha concluso, mostrano che “l’umano sta nella capacità di abitare il tempo dell’altro”, affinché nessuna vita venga esclusa dal diritto di essere vissuta, offerta e compianta.
